Parlare di freddo è relativo, se andiamo al Nord Europa e confrontiamo le loro temperature con le medie invernali mediterranee, faranno un sorriso. Tuttavia anche dalle nostre parti in inverno le giornate sono spesso ghiacciate, sicuramente sotto i 10°C.
10°C non è una temperatura a caso, è proprio una temperatura ‘limite’ per le api. Ossia, come in parte già raccontato in questo articolo, le api mellifere, a queste temperature, iniziano a formare il glomere, all’interno dell’alveare.
Allo scendere della temperatura, attorno ai 10°C, la capacità della singola ape di produrre calore sufficiente per i suoi processi vitali diminuisce e quindi, per sopravvivere, dovrà sfruttare l’unione con le altre api, riunendosi in un glomere.
Il glomere è una ‘palla di api’ strette a strati le une sulle altre a formare una forma geometrica che minimizza la dispersione termica e aumenta la capacità di produrre calore dei singoli individui.
E come producono calore le api?
Le api producono calore col sistema dei brividi, cioè attraverso il tremore dei muscoli.
Quindi le api non battono i denti, ma tremano per riscaldarsi.
La risposta a questa domanda è no, non abbiamo fatto miele e questo è un grave problema per tutti gli apicoltori, grandi e piccoli, enormi o minuscoli.
I motivi per cui nella stagione primavera/estate 2021 non è stato fatto miele sono molteplici ma fondamentalmente riassumibili in due questioni.
In questi giorni fa molto freddo, le temperature nelle nostre zone sono attorno allo 0°C, ecco come fanno le api ad affrontare freddi così intensi.
Quando le temperature scendono sotto i +10°C le api smettono di fare i piccoli voli di bottinamento che si concedono anche d’inverno e si rinchiudono all’interno dell’arnia e vanno a formare il GLOMERE che è la risposta di millenni di evoluzione, che il macro-organismo alveare ha sviluppato per superare l’inverno.
Andiamo con ordine e capiamo cos’è il glomere.
Va tenuto conto che, come per tutto quello che fanno, anche nel dare una risposta al freddo, le api la danno collettivamente, unendo le risorse, le energie e dividendosi i compiti onerosi in modo da consentire il maggior successo di sopravvivenza all’intero alveare.
Ancora una volta: la collaborazione vince.
Tutto inizia a fine autunno quando la regina smette di deporre le uova per le operaie primaverili e inizia a deporre le uova per quelle invernali, dopo le quali si concederà un momento di pausa che si chiama: blocco di covata.
Le api primaverili sono quelle che appunto vivono nella stagione calda, lavorano molto, bottinano e volano ogni giorno per tutto il giorno ma questo lavoro incessante le logora e le porta a vivere circa un mese, 40 giorni. Le api autunnali invece, complice la sedentarietà, ma anche un diverso scopo all’interno dell’organizzazione, vivono fino a 5-6 mesi, perché devono arrivare appunto alla primavera, traghettando la famiglia attraverso il rigido inverno.
Dolce isolamento
Un apicoltore accorto lascerà sempre abbondanti scorte di miele all’interno dell’alveare, sia perché quando il termometro scende sotto i +10°C, come abbiamo visto, le api non riescono ad uscire per bottinare e a quelle temperature il consumo di miele impenna, sia perché il telaio bello pieno di miele funge da parete isolante. Geometria euclidea
Le api conoscono molto bene la geometria e sanno che la sfera è la figura tridimensionale che ottimizza il volume minimizzando la superficie. Cosa vuol dire? Significa che se le api si dispongono a sfera, l’une sulle altre, stanno tutte vicine e quelle che sono ai bordi sono il meno possibile. Ecco questo è il glomere. Ossia una ‘palla di api’ che si scambia il calore al fine di mantenere il centro a circa 21°C costanti. Questa palla si addensa, o si espande a seconda della temperatura esterna, più è caldo e più si espande, più è freddo e più si compattano. Il glomere è formato da da api che si danno il cambio all’esterno in modo da dividersi calore e freddo ed emettono calore vibrando i muscoli pettroali (per questo aumenta a dismisura il consumo di miele)
Questo è uno sciame estivo, è su un ramo e non all’interno dell’arnia, la forma è più o meno quella del Glomere, è più a cuore, è fatto tutto di api e non ha in mezzo i telaini con i favi come invece accade nel glomere.